ROTELLA IN SLOW MOTION: Il vernissage

di Greta D’Onofrio


La mostra dedicata a Mimmo Rotella è balzata su tutti i media, tanto che sicuramente avrete letto dell’inaugurazione, il 29 ottobre a Roma.

Molti di voi avranno avuto il piacere di essere stati presenti e sapranno che, vedere le foto pubblicate online, non è certo la stessa cosa che provare l’emozione di osservare le opere dal vivo.

Non tutti sono stati così fortunati, ho quindi voluto condividere in questo post una serie di immagini dell’esposizione, insieme a punti salienti dell’intervista agli organizzatori e delle testimonianze delle parenti dell’artista. Non mancano gli interventi del ministro dei beni culturali e della direttrice del museo.

La retrospettiva è stata allestita grazie alla collaborazione della Fondazione Mimmo Rotella e del Mimmo Rotella Institute, il quale ha realizzato l’intervista ai curatori della mostra, Germano Celant e Antonella Soldaini.

Germano Celant ha spiegato che l’idea e la realizzazione dell’esposizione sono nate dall’invito della direttrice Cristiana Collu “a curare una retrospettiva sull’opera dell’artista che fosse comprensiva del suo percorso storico, con la conseguenza di analizzare le condizioni architettoniche e spaziali dell’edificio di Valle Giulia, in cui la mostra doveva calarsi ed essere presentata”.

Opere realizzate nell’arco di circa cinquant’anni dovevano trovare una collocazione nello spazio, che fosse omogenea e coerente.

Per questo è stato scelto il salone centrale della Galleria Nazionale, la cui immagine, ha spiegato Celant, “si è tramutata in un enorme ambiente chiuso, ma con le caratteristiche di una “piazza” interna, circondata in continuità da pareti o facciate di edifici. Tale interpretazione urbana ha sollecitato un display che non fosse composto di frammenti di quadri, in singoli territori parietali, stanze e sale, ma si integrasse con la piazza, entrandone a far parte”.

Inoltre la retrospettiva doveva comprendere un elevato numero di opere, per poter dare una visione completa dell’attività artistica di Rotella. “Mettendo insieme tutti questi elementi – l’aspetto urbano del luogo, la spinta a concretare una retrospettiva con un numero elevato di opere – e considerando il caratteristico linguaggio di Rotella focalizzato sul manifesto, è emersa la concezione di “tappezzare” la piazza e i suoi edifici con sei grandi cartelloni o billboards, dal formato in media 3 x 10 metri circa, come se il pubblico si trovasse a camminare e a fruire dell’opera di Rotella in un contesto cittadino”. 

“Una sorta di inversione rispetto a ciò che Rotella fece dal 1953 al 2005, – ha continuato Germano Celantquando strappava nelle strade le immagini cartacee e le trasponeva nei suoi dipinti: un flashback dove i frammenti ritornano a ricomporre un enorme “manifesto” in cui si possono analizzare tutti i suoi momenti creativi. Inoltre l’intento è quello di offrire al pubblico un “diorama”, quasi circolare, in cui tutta la sua opera diventa visibile immediatamente, quasi a colpo d’occhio. Uno sguardo “anto-logico” che non è mai stato attuato in altre retrospettive dell’artista, sempre spezzettate in molteplici territori ambientali. Trovata la logica dell’allestimento, è scaturito il titolo “Mimmo Rotella Manifesto” che racchiude in sé sia la tipologia della sua ricerca sia l’idea di presentare al massimo il suo manifestarsi. Così il cerchio si chiude: l’arte di Rotella torna in città, nella grande piazza della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, ed è esposta nella sua totalità, che si è caratterizzata per il ricorso al manifesto”.

Per quanto riguarda la scelta delle opere, è stato seguita una logica basata sull’analisi delle varie tecniche esecutive utilizzate dall’artista. Antonella Soldaini, nell’intervista con il Mimmo Rotella Institute, ha spiegato che “i lavori presenti nei sei insiemi-manifesto, di cui almeno una trentina mai esposti in precedenza, testimoniano delle differenti tecniche adottate da Rotella negli anni. Si tratta di uno spostamento linguistico continuo che dimostra il forte gusto per la sperimentazione tipico della personalità dell’artista. Osservando in maniera sincronica il suo excursus artistico e potendo avere per la prima volta una panoramica totale del suo operato, si riesce a recepire la logica sottostante il suo fare. Come una carrellata in slow motion, la successione cronologica degli insiemi-manifesto permette di meglio comprendere le diverse fasi che Rotella ha attraversato durante la sua lunga carriera che va dagli anni cinquanta all’inizio degli anni duemila”.

Oltre alla sezione d’opere esposte nel salone centrale, la mostra continua con una serie di vetrine, delle quali è stata chiesta alla Soldaini un’analisi dal punto di vista dell’allestimento e del significato. La sua risposta è stata esplicativa. “Oggi è sempre più necessario offrire, oltre alla presentazione della selezione dei lavori disposti secondo una logica che si differenzia da curatore a curatore, da museo a museo, anche un contesto informativo che collochi l’opera dell’artista nel periodo storico in cui si concretizza. Tale elemento non può essere disgiunto dal rapporto diretto con i singoli momenti del suo percorso. Per questo motivo nell’esposizione “Mimmo Rotella Manifesto” le bacheche, messe al centro della “piazza”, tendono a funzionare come struttura cronologica che pone le vicende dell’artista in relazione con un contesto politico, culturale e artistico attraverso il rimando a documenti, manifesti, fotografie e pubblicazioni prodotti nel corso della sua vita. La selezione del ricco materiale, proveniente dall’archivio che Rotella ha cominciato a preordinare in vita, offre al visitatore una mappatura di eventi, mostre collettive e personali che si possono connettere direttamente ai grandi manifesti sulle pareti della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea”. 

La mostra è stata accompagnata da un catalogo, a cura di Germano Celant e Antonella Soldaini, pubblicato da Silvana Editoriale, di cui Celant ha parlato in questo modo: “Qualsiasi contributo editoriale su un artista deve rapportarsi alla situazione delle pubblicazioni già esistenti al fine di costituire un arricchimento inedito alla sua bibliografia. Nel caso di Rotella, la cui opera è stata analizzata e registrata in diverse monografie e in un primo catalogo ragionato delle opere dal 1944 al 1961, edito da un singolo autore, si è pensato di ampliare le letture affidandosi, in occasione di una retrospettiva, a interpretazioni critiche e storiche di diversi studiosi. Così il volume allarga gli approcci e permette un ulteriore approfondimento. Sul piano della relazione con la mostra, la pubblicazione funziona come “viaggio” analitico all’interno degli insiemi-manifesto che sono documentati con sei grandi leporelli. Rispetto all’esposizione le singole opere sono isolate e riprodotte nella loro autonomia, così da permettere al visitatore e al lettore una visione non solo d’insieme, ma anche particolare e specifica”. 

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Importantissimo il contributo dato per la realizzazione della mostra, dalla figlia e dalla moglie di Rotella, Aghnessa e Inna, che hanno espresso una testimonianza a riguardo.

“Nell’occasione del centenario della nascita di Mimmo sembrava bello e doveroso rendergli omaggio non solo dal punto di vista personale, ricordando l’affetto che ci ha riservato in qualità di padre e marito, ma anche da quello professionale, rimarcando il suo ruolo di interprete di spicco del panorama artistico novecentesco. Roma, la città da cui è partita la meravigliosa avventura artistica di Mimmo, e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea sono da subito sembrate lo scenario perfetto per questa ricorrenza: a Roma, Mimmo è passato dall’essere un pittore astratto a venire riconosciuto come l’inventore del décollage, anche grazie all’impegno che il museo capitolino ha da sempre profuso nella promozione degli interpreti più puntuali e innovativi della produzione italiana. Siamo riconoscenti alla direttrice del museo, Cristiana Collu, per aver accolto la proposta di realizzare un’ampia ricognizione sull’operato di Mimmo Rotella.
Un progetto ampio, complesso e inedito ideato e curato con estremo rigore scientifico ed enorme dedizione da Germano Celant con Antonella Soldaini, che ringraziamo ancora una volta per la professionalità dimostrata nella gestione della cura e dell’arte di Mimmo.
Un sentito ringraziamento va a Mario Nuciforo, amico sincero nonché vicepresidente della Fondazione Mimmo Rotella, per il suo continuo e incondizionato supporto. Infine, siamo grate allo staff della Galleria Nazionale, in particolare a Giovanna Coltelli e Massimo Mininni, per la piena ed entusiasta collaborazione, e al Mimmo Rotella Institute, nelle persone di Roberta Crupi, Veronica Locatelli e Massimo Romeri, che con il loro costante impegno hanno reso possibile la realizzazione degli eventi pensati per questo centenario”. 

Senza l’impegno della direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Cristiana Collu, non sarebbe stato possibile realizzare questa grandissima retrospettiva. Ha voluto fare anche lei un intervento, in cui ha parlato di questa mostra per il centenario della nascita di Rotella.

“Nell’anno dell’ “illuminazione zen” di Mimmo Rotella, a Roma nel 1953, alla Galleria Nazionale si inaugurava “la più grande mostra al mondo” dedicata a Pablo Picasso. Due anni dopo, nel 1955, Rotella riceveva critiche in occasione della prima mostra dei suoi décollages nella capitale. Del resto, anche il rapporto di Picasso con l’Italia fu controverso e molte furono le critiche prima della definitiva consacrazione. Una storia che si ripete e riguarda in particolare i visionari, tutti coloro che traducono le proprie intuizioni, tutti i pionieri che esplorano territori sconosciuti e si riconoscono dal numero di frecce che hanno sulla schiena. Ma alla fine vincono, perché sono inafferrabili, la loro illuminazione li accompagna, segnano “strappi” e “scarti” irreversibili. Nel 2018, in occasione del centenario dalla sua nascita, la Galleria Nazionale inaugura “la più spettacolare mostra al mondo” dedicata a Mimmo Rotella. Anche i musei hanno illuminazioni zen e cercano di non mancare agli appuntamenti. Non si tratta di ricucire uno strappo – infatti dal 1955 la carriera di Rotella è inarrestabile, intensa e felice – ma di un omaggio che, grazie allo sguardo premuroso di Inna e Aghnessa Rotella, della Fondazione e del Mimmo Rotella Institute diretto da Antonella Soldaini e alla peculiare visione di Germano Celant, restituisce prima di tutto alla città quello che la città ha dato all’artista. Il salone centrale come se fosse una piazza, il luogo della comunità per antonomasia, mette insieme i frammenti di un percorso a ritroso e chiarisce per sempre la grandezza dell’artista. Visionario anche quando diventa veggente, copre con il velo bianco le sue opere che si trasformano in apparizioni. Una sorta di rovescio della pittura che tiene insieme la genesi indiretta della sua opera e quel frattempo irriducibile della stratificazione temporale divergente dei suoi gesti. Mentre strappa mette in riserva il gesto pittorico, per tornarci nel montaggio di un’opera che evoca prima di tutto il cinema e l’immagine in movimento, la sua storia e il suo tempo. Una poetica del frammento dai margini irregolari, una superficie dagli strati infiniti a cui rimane incollata la forza della necessità della scoperta. ‘Cubodadaistafonoperistalticosovrapittoresuperartipo’, che peccato non averti conosciuto”.

Infine, ma non per questo meno importante, l’intervento del ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, che ha dato forte sostegno per la realizzazione dell’esposizione.

“La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma celebra la ricorrenza del centenario della nascita di Mimmo Rotella con una straordinaria retrospettiva che ripercorre, attraverso una selezione considerevole di opere, i tratti salienti della sua produzione artistica. A Roma, in una sede istituzionale, Rotella mancava da oltre dieci anni. Anche per questo motivo la mostra “Mimmo Rotella Manifesto” è una preziosa occasione per rivedere alcuni capolavori di questo singolare artista nella cornice dell’Urbe, così importante per lo sviluppo della sua carriera che si è nutrita dell’humus culturale particolarmente e effervescente della capitale negli anni cinquanta e sessanta. Per la realizzazione di un’esposizione così ricca e complessa molte forze sono state messe in campo. A partire da quelle della moglie e della figlia dell’artista, Inna e Aghnessa Rotella, che da anni si adoperano con la Fondazione a lui intitolata, in maniera encomiabile e generosa, per incoraggiare eventi che possano aiutare a far conoscere sempre di più, sia a livello nazionale che internazionale, la figura del Maestro. Una volontà, quella della famiglia di Rotella, che si è concretizzata con il pieno sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali e di professionisti di comprovata esperienza del mondo dell’arte contemporanea, quali Germano Celant e Antonella Soldaini, chiamati alla curatela della mostra. A cento anni dalla nascita, Mimmo Rotella merita questo riconoscimento che lo consacra ancora una volta come uno dei grandi protagonisti dell’arte italiana dell’ultimo secolo”.

Inserisco qui un’exhibition view, con le foto del salone della Galleria Nazionale, scattate da Giorgio Benni.

Si ringrazia, per il materiale, l’ufficio stampa della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Alessia Tobia).

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